lunedì 16 novembre 2009

Il motard in letargo




E anche questa stagione si è chiusa. Confesso che non sono un gran motociclista, perchè d'inverno la bimba riposa in box sui cavalletti e sotto una copertina di lana, in attesa della MotoBefanaBenefica.

Ma cosa succede a un Motard in principio di crisi di astinenza?

Con tutta questa voglia di pista o di passi alpini, ma l'impossibilità di andarci senza una BMW con gomme termiche, i pensieri più sfrenati si affacciano alla sua mente già instabile per natura...

Come se non bastasse c'è il salone a bombardare gli ultimi neuroni tranquilli. E anche qualche organo non meno vitale collocato un po' più in basso...

Allora la bimba sotto la coperta inizia ad mostrare difetti mai avuti. E' troppo così o troppo cosà... Certo che quella moto nuova sarebbe proprio bella... Magari cambio genere e scopro un modo nuovo di andare in giro... Chissà quanto mi valutano il mio usato?

La mente vacilla, o per meglio dire sbacchetta. E la fatidica domanda fa capolino, insieme alla tentazione di dilapidare i pochi risparmi o di fare, orrore, un nuovo finanziamento.

Amici, sono a un bivio: mi godrò la follia di una realtà alternativa nel box, o mi sveglierò domattina felice di non aver ceduto alle tentazioni? Ai post l'ardua sentenza.

Mr. D

venerdì 4 settembre 2009

Petrolio e metano: ce li fanno centellinare e poi li buttano


Ho una notizia buona e una cattiva: quale vuoi per prima?

Comincio da quella cattiva. Fonti totalmente affidabili mi hanno confermato che i pannelli solari ei generatori eolici (tenendo conto dei costi di manutenzione) non generano in tutta la loro vita utile l’energia necessaria alla loro costruzione. Come dire... Ecologici un cazzo!

E ora la buona notizia. L’appennino italiano e la Pianura Padana contiene abbastanza petrolio da soddisfare il 20 per cento del fabbisogno nazionale e al largo di Venezia c’è un ricchissimo giacimento di metano (tre o qattro pozzi) che ci permetterebbe una notevole autonomia energetica.

Peccato che c’e sempre qualcuno a rompere le scatole. Il petrolio italiano non si può estrarre per “motivi politici”: nessuno vuole trovarsi pozzi e raffinerie in giardino.
Nemmeno il metano si può estrarre perché secondo alcuni se il giacimento si svuotasse, Venezia sprofonderebbe sotto terra.

Peccato che il giacimento sia per metà nelle acque internazionali e che la Jugoslavia lo stia sfruttando a piene mani: una minaccia per la serenissima? In realtà no, perché il giacimento è a 7.000 metri di profondità e lo strato di roccia soprastante è abbastanza solido da sostenere la città (che, ricordiamolo, affonda per motivi assai più... superficiali)

Ma non è tutto. La domanda è la solita: quanto petrolio ci resta? Altre fonti, anch’esse assai attendibili, mi hanno detto che le copagnie petrolifere hanno scorte per dieci anni, scaduti i quali avremo consumato, in realtà, appena il 25 per cento del contenuto dei giacimenti già in uso.

Che significa? Che ora stiamo estraendo ciò che praticamente zampilla da solo, ma dalla roccia madre del sottosuolo, intrisa di oro nero, potremmo estrarre tre volte la quantità spillata fin ora. Certo costerà più caro, perché dovremo pompare nel sottosuolo acqua o altro per far risalire il greggio in superficie.

Più caro quanto? Al momento il costo vero di un barile di petrolio è di appena 1,6 euro, cioè ben al di sotto del gonfiatissimo prezzo di mercato. Praticamente un centesimo al litro. Se anche i costi di estrazione aumentassero di dieci volte non ce ne accorgeremmo nemmeno, se il mercato non fosse gestito da biechi approfittatori!

La crisi del petrolio è dunque una bufala e aggiungo un’altra notizia che fa riflettere. I giacimenti petroliferi africani danno come sottoprodotto dell’estrazione una quantità di metano sufficiente all’intero fabbisogno europeo di gas.

Questa risorsa straordinaria non viene immagazzinata e sfruttata. Viene distrutta. Bruciata in loco per un bieco giro di convenienze. Una ricchezza sprecata con un gesto dall’ipocrisia inaudita: con che faccia ci si chiedono sacrifici per ridurre i consumi e le emissioni di CO2 se poi c’è chi manda letteralmente in fumo tutto quel metano?


Lsdiff

Gixxer 750 vs 749S - Sfida con sorpresa



Il diavolo e l'acqua santa
Questi sono i grandi dilemmi della vita: mora o bionda? Suzuki Gsx-R 750 o Ducati 749 S? Le ho avute entrambe: la giapponese in edizione 2002 e l'italiana, più recente, del 2005. Vediamole un po'...

Reattività e morbidezza della Suzuki, o dura stabilità della Ducati strettissima?
La differenza più marcata nella guida è proprio questa. La Suzuki ti mette a tuo agio fin dai primi metri: gli specchietti servono a qualcosa, la sella è morbida e il motore ai bassi è davvero docile. Puoi trotterellare o andare forte fin da subito e usarla tutti i giorni non è una tortura.

Niente a che vedere con la Ducati, che ha senso inforcare solo se lo fai per spremere la manetta. La posizione sdraiata, la sella dura, il fracasso degli scarichi (e non solo) la rendono scomodissima per andare a passeggio. Se poi penso che i suoi inutili specchietti li ho pure pagati...

Ma quando si inizia a tirare un po' iniziano le sorprese. Il motore della Gixxer ha un'entrata in coppia decisa dopo i 7.000 giri e ulula incredibilmente fino a 14.000: morbida sotto e una furia sopra. In 2° marcia comincia a spingere davvero sopra gli 80 all'ora, che sono un po' tanti fuori dalla pista... E poi ha una reattività estrema che non trasmette molta confidenza, a meno di non essere in pista e avere un bel po' di "pelo" sullo stomaco.

Chi non è un pilota si trova molto più a suo agio sulla 749. Qui tutto gira come dovrebbe e la pesantezza da fermo (la Rossa stacca 20 chili in più sulla bilancia) richiede sì decisione nella guida, ma diventa una rassicurante stabilità in curva e quando si chiede tutto al motore. Superati i 4.000 giri, la spinta è continua a essere forte fino agli 11.000 e la risposta all'acceleratore è talmente precisa che sembra di tenere la ruota posteriore nel palmo della mano.

Freni e sospensioni? La Ducati è molto meglio su entrambi i fronti e i 2 anni di differenza tra i progetti dei due veicoli giustificano solo in parte tale differenza.

Personalmente preferisco non dovermi spaventare per una chiazza di asfalto rovinato dietro la curva, piuttosto che potermi inventare la traiettoria a metà di un piegone da 3° piena. Dunque tra le due scelgo Ducati che, a sorpresa, è anche la meno cara da mantenere: la Gixxer vuole tagliandi ogni 6.000 chilometri, la 749 ogni 10.000. La differenza di costo non è tantissima e la maggior frequenza pesa non poco...

Mr. D

martedì 25 agosto 2009

Alfa 8C Spider: non è una Maserati camuffata!


Orgoglio italiano
Partivo prevenuto: pensavo fosse una Maserati camuffata, ma già al primo sguardo l'istintiva ostilità ha cominciato a vacillare. E' bella. Bellissima. Strepitosa. Meglio persino della versione coupé. E ha un rumore che ti scuote le budella.
Due chiacchiere con gli ingegneri che l'hanno messa insieme hanno completato il "reset" mentale, facendomi capire che la Spider è un'auto fatta da appassionati per appassionati. A driver's car, come dicono gli inglesi. Due dettagli su tutti: il tetto è robotizzato, ma ha il gancio di sblocco manuale che permette di risparmiare peso e abbassare il baricentro. Il serbatoio, poi, è stato riposizionato più in basso e più in avanti, rispetto alla coupé, per concentrare le masse e minimizzare il momento polare di inerzia, a vantaggio dell'agilità. uno sguardo sotto il cofano mi conferma che anche il motore è ben arretrato, per lo stesso motivo. La barra duomi anteriore, poi, è enorme: sembra il braccio di una gru. Impressionante.
Embé? Si parte?
Brum bruuuum!
Imbocco l'ingresso della pista di Balocco e noto subito che la spinta è omogenea e regolare: dosare i cavalli è facile. Seconda, terza... quarta... Qui si vola per davvero! E il cambio al volante di derivazione Ferrari funziona alla grande, rapido e obbediente. Arriva la prima S: un sinistra - destra - sinistra da seconda o terza marcia. Freno in anticipo, per valutare risposta e modulabilità, e l'impianto Brembo si comporta in modo assolutamente delizioso. La pedaliera, poi è perfetta per frenare col piede sinistro, come sulle Formula 1 (se usi solo il destro, invece, troverai acceleratore e freno tanto ravvicinati da rendere facile premerli entrambi per sbaglio).
Giro il volante e l'inserimento è preciso, imperioso. L'Alfa del sottosterzo si fa un baffo. Piuttosto è il sovrasterzo, sempre in agguato: se guido pulito, la Spider trova un grip sorprendente, che mi permette di affrontare a velocità siderali anche un'insidiosa curva in scollinamento da quarta piena. Ma basta poco per esibirsi in traversoni da standing ovation: facilissimi da gestire anche dopo aver spento del tutto il controllo elettronico di stabilità (un po' troppo invadente, per conto mio).
L'unico difetto, secondo me, è lo sterzo. E' troppo duro e non mi permette di sentire l'avantreno nei palmi delle mani. Poi, a voler essere pignolo, le sospensioni posteriori permettono un po' troppo movimento verticale della coda nella guida in pista: da pilota le preferirei più smorzate. Ma per il resto, questa è l'Alfa che stavo aspettando. Ora devono solo farne una versione da 40 mila euro, perché siano in tanti a poter riscoprire il mito del Biscione. Non solo i 500 fortunati che si porteranno a casa questo gioiello da duecento testoni e passa.
Lsdiff

domenica 23 agosto 2009

Mini Cooper S Cabrio: troppo frivola


Ma quanto mi costi?

Non è un segreto: la Mini coupé non mi è molto simpatica. Mio malgrado le devo riconoscere ottime doti dinamiche (clicca qui per la prova). La versione Cabrio, però merita qualche critica anche su questo fronte: Lo sterzo è più artificiale delle tette di Pamela Anderson e sul pavé saltella nervosa più di una top model in mezzo agli scarafaggi. Solo sull'asfalto liscio della pista sono riuscito a sentirmi "connesso" alla guida, godendomi la grinta notevolissima del motore e la discreta precisione dell'assetto nei curvoni ad alta velocità.

Restano irrisolte le pecche di sempre: le plastiche un po' cheap (che scricchiolano quando passo sul pavé), lo spazio angusto per passeggeri e bagaglio e un tripudio di gadget inutili. Come la levetta per cambiare colore alla luce di cortesia, il cronometro che misura quanto tempo te ne stai col tetto aperto e i troppi pulsanti per scegliere la risposta all'acceleratore e regolare trazione e stabilità. Tutta roba per bambocci imbranati.

Facciamo così: rinuncio ai pulsanti inutili in cambio di una taratura unica (quella giusta). Rinuncio a metà degli strumenti e anche alle gomme ribassate, buone solo per fare i fighi davanti al bar. E quelli della Bmw mi fanno pagare la Mini una cifra proporzionata al suo valore (diciamo ventimila euro). Troppo difficile?

Lsdiff